D.B. Cooper: il salto nel buio
L’Investigatore apre con il biglietto di sola andata e il nome Dan Cooper; il Narratore ricostruisce richieste, rilascio dei passeggeri e ripartenza del volo. Il salto tra Seattle e Reno porta al centro dell’indagine NORJAK, ai sospetti e agli indizi rimasti: denaro ritrovato lungo il Columbia e cravatta lasciata a bordo. L’FBI ritiene plausibile che Cooper non sia sopravvissuto, ma le prove non stabiliscono il suo destino. Nel 2016 l’indagine attiva è stata interrotta senza identificare il responsabile: dirottamento e riscatto sono documentati, identità e sorte restano irrisolte.
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Fonti
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- FBI — In Search of D.B. Cooper In Search of D.B. Cooper New Developments in the Unsolved Case ***07/12/16 Update: The FBI has redirected resources allocated to the D.B. Cooper case to focus on other investigative priori…
- FBI — Federal Bureau of Investigation ್
- D.B. Cooper Hijacking — FBI D.B. Cooper Hijacking July 12, 2016 Update: The FBI has redirected resources allocated to the D.B. Cooper case to focus on other investigative priorities. FBI artist rendering of so-called…
- Update on Investigation of 1971 Hijacking by D.B. Cooper — FBI July 12, 2016 Update on Investigation of 1971 Hijacking by D.B. Cooper Following one of the longest and most exhaustive investigations in our history, on…
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Trascrizione
Investigatore: Le voci di questa puntata sono sintetiche. Parto da un biglietto di sola andata, acquistato in contanti a Portland, Oregon. Sul biglietto c’è il volo 305, diretto a Seattle; l’uomo che lo compra si presenta come Dan Cooper. Il nome che passerà alla storia sarà invece D.B. Cooper, ma non è quello con cui si identifica a bordo. La differenza, come vedremo, non è un indizio sulla sua vera identità: D.B. nasce da un errore della stampa. Per ora seguo la traccia lasciata dai documenti. È il pomeriggio del 24 novembre 1971. L’uomo appare tranquillo, indossa un completo da uomo e una cravatta nera. Mentre il volo attende di partire, ordina bourbon e soda. Poco dopo le tre, consegna a una hostess un biglietto. Dice di avere una bomba nella valigetta e le chiede di sedersi accanto a lui. L’inizio è concreto, ma la prima prova decisiva — chi fosse davvero quell’uomo — non arriverà mai.
Narratore: La hostess esegue la richiesta. L’uomo apre una valigetta e le mostra quello che descrive come un insieme di fili e bastoncini rossi. Poi le chiede di scrivere le sue istruzioni per il capitano. La richiesta è precisa: quattro paracadute e 200.000 dollari in banconote da venti. Quando il volo atterra a Seattle, il dirottatore scambia i 36 passeggeri con il denaro e i paracadute. Trattiene alcuni membri dell’equipaggio. L’aereo riparte, con l’ordine di dirigersi verso Città del Messico. Questa successione è il nucleo documentato del caso: minaccia, riscatto, liberazione dei passeggeri e ripartenza. Non sappiamo se la bomba fosse reale; le fonti disponibili riferiscono ciò che Cooper disse e ciò che la hostess vide nella valigetta, non una verifica dell’ordigno. La richiesta di più paracadute è registrata, ma la sua ragione non è certa. In seguito l’FBI riferirà che Cooper saltò con due, compreso un paracadute da istruzione che era stato cucito per impedirne l’uso. La cautela qui conta: un oggetto richiesto o portato a bordo non ci rivela da solo il piano completo dell’uomo.
Investigatore: Ora seguo la rotta verso sud. L’FBI colloca il salto poco dopo le otto di sera, tra Seattle e Reno. Cooper si lancia dalla parte posteriore dell’aereo con un paracadute e il denaro del riscatto. I piloti atterrano senza incidenti; di lui, da quel momento, non si ha più notizia certa. Il gesto sembra netto, ma i suoi dettagli restano incompleti: non sappiamo il punto preciso in cui toccò terra, né cosa accadde dopo l’apertura del paracadute. Nessuno lo vide ricomparire. Ecco il confine tra ricostruzione e immaginazione: possiamo seguire la rotta indicata e l’orario approssimativo, non descrivere una discesa che nessuno documentò. Anche l’immagine di un professionista esperto va trattata con prudenza. L’FBI osservò che gli indizi non suggerivano un paracadutista esperto. La notte, un’area boscosa e un atterraggio difficile sono elementi rilevanti, non la prova di ciò che gli accadde. La domanda si divide in due: chi era Dan Cooper, e sopravvisse al salto? La prima riguarda l’identificazione; la seconda, una sorte di cui non è stato trovato un resoconto conclusivo.
Narratore: Un resoconto giornalistico basato sui fascicoli riferisce che Cooper mostrò una conoscenza approfondita dell’aereo. Durante il rifornimento, contestò che non fosse completo: all’equipaggio risultava imbarcato il 96 per cento del carburante richiesto.
Investigatore: È un particolare che suggerisce familiarità con le procedure, ma non rivela da solo dove l’avesse acquisita né chi fosse.
Narratore: L’indagine dell’FBI fu chiamata NORJAK, abbreviazione di Northwest Hijacking. Gli investigatori seguirono piste in tutto il paese, interrogarono centinaia di persone e cercarono prove sull’aereo. Entro il quinto anniversario avevano considerato più di 800 sospetti, riducendo la lista a due dozzine. Tra i nomi spesso associati al caso c’è Richard Floyd McCoy. Meno di cinque mesi dopo il volo di Cooper, McCoy fu arrestato per un dirottamento aereo simile e una fuga con il paracadute. La somiglianza degli eventi, però, non basta a identificarlo. L’FBI lo escluse perché non corrispondeva alle descrizioni fisiche quasi identiche fornite da due assistenti di volo, oltre che per altri motivi. Anche l’origine del nome D.B. è stata chiarita dall’FBI: sarebbe un errore creato dalla stampa. Fu interrogato un uomo con le iniziali D.B., ma non era il dirottatore. Questi elementi non consegnano un’identità alternativa; servono piuttosto a separare le piste note dalle conclusioni. Un sospetto celebre, una coincidenza apparente o un nome ripetuto nel racconto pubblico non equivalgono a una prova che identifichi il responsabile.
Investigatore: Gli indizi materiali sono pochi, e ciascuno va letto per quello che dimostra. Nel 1980 un ragazzo trovò lungo il fiume Columbia un pacco deteriorato con 5.800 dollari. I numeri di serie corrispondevano a quelli del denaro del riscatto. È un ritrovamento concreto, collegato al denaro sottratto; non identifica chi lo portò lì, né spiega come arrivò in quel punto. Il secondo oggetto è una cravatta nera lasciata a bordo. L’FBI riferisce che fornì un campione di DNA. Questo non significa che quel campione abbia prodotto un’identificazione conclusiva. La cravatta è una traccia dell’uomo sull’aereo, non il suo nome. Nel tempo sono state studiate anche altre piste legate agli oggetti, ma nessun elemento disponibile chiude il caso. Mi fermo proprio qui: il denaro è stato riconosciuto attraverso i numeri di serie; la cravatta è stata conservata come reperto e ha fornito un campione. Nessuno dei due fatti, preso da solo o insieme, stabilisce chi fosse Dan Cooper. La quantità limitata di prove fisiche rende importante distinguere un reperto da una conclusione che quel reperto non autorizza.
Narratore: L’ipotesi che Cooper non sia sopravvissuto al salto è stata considerata plausibile dall’FBI, non dimostrata. Il paracadute che usò non poteva essere guidato; i suoi abiti e le calzature erano inadatti a un atterraggio difficile. Si lanciò di notte, in una zona boscosa, una situazione pericolosa anche per un paracadutista esperto, e gli indizi non suggerivano che lo fosse. Il ritrovamento del denaro nel 1980 aggiunse peso a questa ipotesi per l’FBI, ma non la prova del destino di Cooper. Il pacco con i soldi non stabilisce se morì, se riuscì a sopravvivere o come il denaro raggiunse il fiume Columbia. Ciò che si può dire è limitato: le condizioni del salto rendevano la sopravvivenza difficile; nessuna prova disponibile ne ha accertato l’esito. Non è un caso in cui una teoria diventa certa perché è la più plausibile. L’ipotesi del mancato ritorno resta compatibile con gli elementi citati, ma la sorte individuale di Cooper rimane senza conferma. Identificare il rischio non equivale a sapere cosa avvenne dopo il lancio. Il 12 luglio 2016 l’FBI annunciò di aver reindirizzato le risorse assegnate al caso verso altre priorità investigative. Dopo 45 anni di indagine NORJAK, aveva esaminato le piste credibili, raccolto le prove disponibili e ascoltato i testimoni identificati. Nessuna segnalazione aveva prodotto un’identificazione definitiva. L’interruzione dell’indagine attiva non è una soluzione: le prove sono state conservate per fini storici e il comunicato specifica che, per risolvere il caso, occorrono prove che dimostrino la responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio. Il bilancio, allora, è netto. Il dirottamento del volo 305, la richiesta del riscatto, la liberazione dei passeggeri e il salto sono ricostruiti attraverso l’indagine. Il denaro ritrovato lungo il Columbia corrisponde a parte del riscatto, ma non identifica il responsabile. È plausibile che Cooper non sia sopravvissuto; non è accertato. Dan Cooper resta un nome assunto dall’uomo sul volo, non un’identità verificata. La pista si interrompe dopo il salto, e il destino dell’uomo resta ignoto. Un caso può avere una cronologia precisa e restare, nel punto più decisivo, senza risposta.