Zone d'Ombra — Enfield 1977-1979: il poltergeist di Green Street tra registrazioni, trappole e magia
Puntata investigativa sul poltergeist di Enfield, 284 Green Street, Londra, 1977-1979. L'investigatore ricostruisce la notte del 30 agosto 1977: Peggy Hodgson che chiama la polizia, il cassettone che scivola verso la porta, il poliziotto che vede una sedia vacillare senza trovarne la causa. Il narratore colloca il caso nella Britannia del 1977 in tormento politico ed economico, in una famiglia povera e divisa dal divorzio, e nella copertura del Daily Mirror. Segue l'escalation con oltre trenta testimoni in diciotto mesi, il fotografo Graham Morris colpito da un mattoncino Lego, il letto in ghisa rovesciato e la foto di Janet in levitazione. Arrivano Maurice Grosse e Guy Lyon Playfair della Society for Psychical Research con le registrazioni e la voce di Bill Wilkins confermata dal figlio Terry, poi le crepe: i trucchi colti di Janet, le confessioni ritratte, il scetticismo di Anita Gregory, John Beloff e Milbourne Christopher, il breve passaggio dei Warren. Chiusura con il ricovero al Maudsley, le parole adulte di Janet e il bilancio: documentati episodi e truffe, plausibili trucchi e pressione mediatica, irrisolto il nocciolo del mistero.
Voci, personaggi e contenuti creativi generati con strumenti di intelligenza artificiale e approvati prima della pubblicazione.
Fonti
- Enfield poltergeist - Wikipedia The Enfield poltergeist was a claim of supernatural activity at 284 Green Street, a council house in Brimsdown, Enfield, London, England, between 1977 and 1979. The alleged poltergeist ac…
- The Enfield Poltergeist: Why the unexplained mystery that shocked 1970s Britain continues to disturb In August 1977, the police arrived at 284 Green Street in the north London suburb of Enfield. Peggy Hodgson, a single…
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Trascrizione
Investigatore: Benvenuti in Zone d'Ombra, il podcast investigativo dedicato ai casi che sfidano una spiegazione immediata. Una precisazione prima di iniziare: le voci che ascolterete sono generate sinteticamente. Il caso di oggi è la prima incursione del podcast nel paranormale domestico, e non è un caso qualsiasi. È il poltergeist più documentato della storia britannica: testimoni numerosi, registrazioni, fotografie, investigatori sul campo. E anche prove documentate di inganno. Facciamo una cosa sola: seguire le fonti. Siamo a Londra nord, quartiere di Enfield. Agosto 1977. Numero civico 284 di Green Street.
Investigatore: Una casa di edilizia popolare, in affitto. Dentro, Peggy Hodgson, madre sola, quattro figli. La sera del trenta agosto 1977 la figlia Janet, undici anni, dice che i letti dei fratelli tremano. La notte successiva Peggy sente un rumore forte dal piano di sopra e vede un cassettone muoversi. Lo afferra, cerca di fermarlo. Continua a scivolare verso la porta. Lei ne deduce che una forza invisibile stia cercando di chiudere tutta la famiglia dentro quella stanza. I letti tremano, i muri battono con un tonfo che passa lungo la parete. La famiglia dorme tutta nella stessa stanza, con la luce accesa. Chiamano i vicini. Anche loro sentono i colpi. Allora Peggy fa l'unico passo che le resta: chiama la Metropolitan Police.
Narratore: Il documento più sorprendente di quella prima notte arriva dalla polizia. Un agente presente in casa testimonia di aver visto una sedia vacillare e scivolare da sola. Le sue parole sono precise: non è stato in grado di determinare la causa del movimento. È il punto più alto del caso: un testimone istituzionale, addestrato a osservare, che dichiara di non saper spiegare quello che ha davanti agli occhi. Ma attenzione: non determinare la causa non significa aver provato un fantasma. Significa solo che quella sera nessuno sapeva cosa stesse succedendo. Da qui in avanti, tutto il caso di Enfield vivrà in questo spazio stretto, tra ciò che è stato visto e ciò che non si riesce a spiegare.
Investigatore: E qui, da investigatore, mi fermo a guardare la casa da fuori. Perché prima di aprire i fascicoli bisogna guardare il contesto. Enfield, 1977. Cosa c'è attorno a quelle mura?
Narratore: Il contesto è più complesso della sola casa maledetta. La fine degli anni Settanta in Gran Bretagna, come ricostruisce la BBC, è un periodo pieno di tensione, con il Paese in tormento politico ed economico. La famiglia Hodgson ha appena attraversato un divorzio e vive in condizioni di povertà considerevole. Il fotografo Graham Morris, che seguirà il caso per il Daily Mirror, descriverà una madre al limite del crollo, un figlio in grave sofferenza psichica, una figlia talmente precaria da piangere se le parlavi. In questo contesto entra la stampa: il Daily Mirror seguirà la storia con regolarità fino al 1979. La legge della narrazione, dal lato, è nota: una famiglia povera, una casa terrorizzata, un mistero che nessun esperto sa spiegare. È una storia che la stampa ama, e che la famiglia non sa come fermare.
Investigatore: Adesso l'escalation. Nei diciotto mesi successivi, la lista dei testimoni si allunga: ne parliamo in modo concreto, perché sono nomi e nomi di osservatori. Oltre trenta persone, tra vicini, investigatori paranormali e giornalisti, dichiarano di aver visto mobili pesanti muoversi da soli, oggetti lanciati attraverso le stanze, e le due sorelle, Janet e Margaret, apparentemente sollevarsi da terra. Molti sentono e registrano colpi e una voce rauca. Nel dettaglio che preferisco, perché è viscerale: Graham Morris, fotografo del Daily Mirror, viene colpito sopra il sopracciglio da un mattoncino Lego, con una forza che lui giudica impossibile da un gesto dei bambini. E c'è il letto: una camera da letto al piano di sopra, si sente uno schianto. Si trova un enorme letto a castello in ghisa rovesciato su un lato. Morris dice che nessun bambino, nemmeno tutti insieme, poteva spostarlo, figurarsi inclinarlo. E ci sono le fotografie di Janet in levitazione, scattate con la macchina lasciata nella stanza dei bambini, collegata da un lungo cavo alla cucina, mentre i membri della SPR passano la notte in casa.
Narratore: La notorietà del caso arriva fino alla Society for Psychical Research, la società britannica che studia da oltre un secolo i fenomeni cosiddetti psichici. Ne escono due nomi che diventeranno inseparabili da Enfield: Maurice Grosse, inventore diventato investigatore del paranormale, e Guy Lyon Playfair, scrittore, che pubblicherà nel 1980 il libro This House Is Haunted. I due passano in casa decine di ore e registrano un materiale enorme: Grosse raccoglie molte ore di audio del presunto poltergeist. Per la prima volta in un caso del genere c'è un livello di documentazione così alto: nastri, fotografie, testimonianze scritte. È questa densità di prove a rendere Enfield unico. E a renderlo anche più fragile: quando ci sono troppe prove, prima o poi qualche prova dice il contrario di quelle altre.
Investigatore: E arriviamo al nucleo più inquietante del caso: la voce. Janet inizia a parlare con una voce grave, roca, raschiata, quella che in inglese viene chiamata una rasping voice. La voce dice di chiamarsi Bill Wilkins, e racconta di sé: poco prima di morire era diventato cieco, poi un'emorragia, si è addormentato ed è morto nella poltrona d'angolo al piano di sotto. Qui il caso tocca un livello di dettaglio impossibile da ignorare: un ascoltatore di una trasmissione radiofonica della LBC, dove era stata mandata la registrazione, riconosce la voce come quella di suo padre. Si chiama Terry Wilkins, e conferma che il padre William Charles Wilkins aveva vissuto in quella casa, era diventato cieco, aveva avuto un'emorragia ed era morto in una poltrona al piano di sotto il venti giugno 1963. È il dettaglio che ha fatto rabbrividire tre generazioni di ascoltatori. Ma il mio mestiere è guardare anche l'altra parte dell'archivio: John Beloff, un ex presidente della stessa Society for Psychical Research, ha ipotizzato che Janet praticasse il ventriloquismo. E c'è la frase di Maurice Grosse, rivolta alla famiglia: tutto quello che ci serve adesso sono le voci che parlano. Una frase che, ammettiamolo, suona un po' come un suggerimento.
Narratore: Ed ecco la prima crepa, larga come una porta. Janet viene colta nei trucchi: una videocamera nella stanza accanto la riprende mentre piega i cucchiai e prova a piegare una sbarra di ferro. Grosse stesso ha osservato Janet che batteva un manico di scopa sul soffitto e che nascondeva il suo registratore. E Janet e Margaret confessano ai giornalisti di aver inscenato alcuni episodi. Ma qui il caso si complica: Grosse e Playfair costringono le bambine a ritrattare le confessioni, e gli altri ricercatori li deridono per essersi lasciati ingannare così facilmente. All'interno della stessa SPR, Anita Gregory definisce il caso sopravvalutato, giudica sospetti diversi episodi del comportamento delle ragazze e ipotizza che abbiano messo in scena alcune scene a beneficio di giornalisti in cerca di una storia sensazionale. Beloff, come abbiamo detto, sospetta il ventriloquismo. Entrambi concludono che Janet e Margaret stessero giocando scherzi agli investigatori. La domanda non è più se ci siano stati trucchi: c'è certezza che ce ne siano stati. La domanda è quanti trucchi, su quanti episodi.
Investigatore: Poi entrano in scena gli altri protagonisti. Ed e Lorraine Warren, i demonologi americani, arrivano nell'estate del 1978. E arrivano, secondo Playfair, non invitati. Restano poco: una giornata, racconta Playfair, e Ed Warren prova a convincerlo che da quel caso si potrebbero fare tanti soldi, scrivendo libri e vendendo i diritti per il cinema. E poi se ne vanno. Sono convinti che gli eventi abbiano una spiegazione soprannaturale, ma quello che lascia perplesso un investigatore è proprio questo: il primo pensiero sono i diritti del film. Poi c'è Milbourne Christopher, prestigiatore americano del CSICOP, il Comitato per l'indagine scientifica delle affermazioni sul paranormale. Christopher indaga brevemente sugli episodi di Enfield, e non osserva nulla che si possa chiamare paranormale. Infine la foto più famosa: Janet che sembra levitare sopra il letto. Guardiamola con attenzione: scattata da Morris con la macchina alimentata dal cavo in cucina, mostra Janet solo a una breve distanza dal letto. Molti la leggono semplicemente come una bambina che salta dal letto. Due testimoni, un fornaio e una vigile stradale, dichiarano invece di averla vista librarsi sopra il letto attraverso la finestra. Due versioni, una stessa immagine. Questa è Enfield in una foto.
Narratore: E poi, come in tutti i casi di poltergeist documentati, gli episodi si arrestano. Dopo diciotto mesi, gli eventi in casa semplicemente smettono. Prima però Janet passa un periodo nell'ospedale psichiatrico Maudsley di Londra. E quando adulta torna a parlare di quegli anni, le sue parole non sono quelle di chi ha dimenticato: so cosa ho provato, dice, so che era reale. E poi una frase che resta impressa: ti segue. Non mi ha mai lasciata. Un'altra lettura arriva dal drammaturgo Paul Unwin, che ha portato la storia in teatro: in quella casa, suggerisce, le emozioni e la povertà possono aver spinto due bambine oltre il loro controllo, trascinate da eventi diventati più grandi di loro. Le emozioni non sono semplici, dice Unwin: può essere facilissimo legarsi a cose che non sono necessariamente vere. E tuttavia, precisa, non esclude una spiegazione soprannaturale per almeno parte di quanto accadde. Alcune cose di quella storia, secondo lui, davvero non hanno senso.
Investigatore: Adesso facciamo quello che fa un investigatore: chiudiamo il fascicolo, lo riapriamo e dividiamo le carte in tre pile. Prima pila, i fatti documentati: gli episodi osservati dal poliziotto che vide la sedia vacillare e scivolare senza saperne determinare la causa; dal fotografo Graham Morris, che per diciotto mesi fotografò la casa e giurò che nessuno dei bambini poteva aver lanciato quel mattoncino; dagli investigatori della Society for Psychical Research, con le molte ore di registrazioni audio di Grosse. Documentate, purtroppo, anche le truffe: i cucchiai piegati davanti alla videocamera, il manico di scopa, il registratore nascosto, le confessioni ai giornalisti. Seconda pila, le ipotesi plausibili: trucchi delle bambine, suggestionabilità, e una pressione mediatica enorme su una famiglia fragile, povera e divisa, in una Britannia in pieno tormento. Terza pila, la più piccola e la più pesante, quella irrisolta: il nocciolo del caso. Cosa abbia prodotto quegli episodi che poliziotto, fotografo e investigatori dichiarano di aver visto, e che nessuno, quarant'anni dopo, riesce a spiegare del tutto. Su questa pila nessuna teoria regge tutta la prova: né i fantasmi, né i trucchi, da soli.
Narratore: Perché Enfield continua a disturbare? Perché è diventato l'archetipo britannico per eccellenza della casa infestata, come dice lo sceneggiatore Stephen Volk, autore di Ghostwatch, il finto documentario della BBC del 1992 in parte ispirato proprio a questo caso. Dopo Enfield sono arrivati il drama televisivo The Enfield Haunting del 2015, il blockbuster di Hollywood The Conjuring 2 del 2016, la serie documentaria su Apple TV+ che ricrea l'interno della casa di Green Street, e un nuovo spettacolo teatrale a Londra. Ogni ritellatura aggiunge un strato al mito. Ed è qui che il nostro metodo diventa utile: distinguere ciò che le fonti mostrano da ciò che il mito ha aggiunto. Gli episodi osservati, le registrazioni, le foto da un lato; i trucchi e le contraddizioni dall'altro; e il mistero, con onestà, dove il mistero davvero resiste. E resistance, in Enfield, significa esattamente questo: una sedia che vacilla e scivola davanti a un poliziotto che non sa dire perché.
Investigatore: E con questo ci salutiamo. Se un dettaglio di questa storia vi resta in mente, speriamo sia quello giusto: non la foto del levitare, ma la frase del poliziotto che non riusciva a determinare la causa. È lì, in quel piccolo spazio di ignoranza onesta, che abita il mistero di Enfield. Grazie per aver ascoltato Zone d'Ombra. Ci ritroviamo nel prossimo caso. Alla prossima ombra.