Zone d'Ombra — Ruwa 1994: i sessantadue bambini che dissero di aver visto gli alieni e i due uomini che li credettero
Puntata investigativa sull'avvistamento di massa alla Ariel School di Ruwa, Zimbabwe, 16 settembre 1994. L'investigatore ricostruisce la pausa del mattino: gli insegnanti in riunione, la gestrice del chiosco sola all'esterno, i bambini che corrono terrorizzati parlando di oggetti argentei e figure nere dai grandi occhi allungati, temuti da alcuni come zvikwambo o tokoloshe. Il narratore colloca il caso nell'onda UFO del settembre 1994, con la bolla di fuoco del 14 settembre attribuita da Brian Dunning al rientro del razzo Zenit-2 del lancio del satellite Cosmos 2290. Seguono le prime ore, le telefonate dei genitori, l'arrivo del giornalista della BBC Tim Leach e di Cynthia Hind del MUFON, editrice di UFO Afrinews, che raccoglie disegni e testimonianze classificando il caso numero 95. Poi John Mack, psichiatra di Harvard vincitore del Pulitzer, reduce dal libro Abduction e dalle minacce di espulsione, che trova la sincerità dei bambini impressionante.
Voci, personaggi e contenuti creativi generati con strumenti di intelligenza artificiale e approvati prima della pubblicazione.
Fonti
- Ariel School UFO incident - Wikipedia On 16 September 1994, a UFO sighting occurred near Ruwa, Zimbabwe. Sixty-two pupils at Ariel School, ranging in age from six and twelve, reported observing one or more silver-colore…
- A Closer Look at Encounters and the Ariel School Sighting | Skeptical Inquirer Il secondo episodio della docuserie Netflix Encounters („Believers“) presenta il presunto avvistamento UFO di massa e l’incontro ravvicinato…
- Episodes of mass hysteria in African schools: A study of literature - PMC Introduction Mass hysteria is the common term used to describe a situation in which various people all suffer from similar unexplained symptoms.…
- Remembering Zimbabwe’s great alien invasion | Mail & Guardian Tracking down one of the Ariel School experiencers took some doing, but eventually I connected with Sarah* in a bar in downtown Harare. Of the more than 110…
- Class Dismissed: Was the Ariel School UFO Encounter Actually True? - Discovery UK In September 1994, at the Ariel School in Ruwa, Zimbabwe, a private primary school in rural bushland about twenty kilometres southeast of…
Trascrizione
Investigatore: Zone d'Ombra, puntata nuova. Prima di entrare nel caso, una nota obbligatoria e per me dovuta: tutte le voci che ascolterete sono generate artificialmente. Nessun umano parla in questo episodio. Ciò che raccontiamo, però, è verificato sulle fonti. E oggi le fonti ci portano in un posto che sul isn't dove non ho mai messo piede, ma che ho attraversato mille volte in documenti e filmati: una scuola privata, in Africa. Venerdì sedici settembre 1994, ore dieci del mattino, cielo sereno, caldo. Sono alla Ariel School, una scuola primaria privata vicino a Ruwa, un centro agricolo a ventidue chilometri a sudest di Harare. All'epoca Ruwa non è nemmeno una città: poco più di un incrocio in una regione agricola. È la pausa di metà mattina, e i bambini sono fuori nel cortile. Tutti gli adulti? Dentro, in riunione nella sala professori. L'unico adulto all'esterno è la gestrice del chiosco. E in quel momento, oltre il campo da gioco, oltre il recinto, sessantadue bambini di età tra i sei e i dodici anni stanno per vivere quindici minuti che racconteranno, senza cambiare versione, per i successivi trent'anni.
Narratore: Per capire quel mattino bisogna partire da due notti prima. Mercoledì quattordici settembre 1994, tra le ore venti e cinquanta e le nove e cinque di sera, l'Africa australe assiste a uno spettacolo pirotecnico nel cielo quasi sereno. Un corpo incandescente attraversa il cielo, visibile fino allo Zambia e al Botswana. ZBC Radio chiede agli ascoltatori di telefonare per descrivere ciò che hanno visto, e le chiamate arrivano a decine: una bolla di fuoco a forma di capsula, scia di fiamme, affiancata da due capsule più piccole. Alcuni parlano di cometa, altri di meteora, gli astronomi di uno sciame meteorico. Ma l'effetto è una onda di febbre UFO nello Zimbabwe di quei giorni. E secondo lo scettico Brian Dunning, quel fuoco non era né cometa né nave madre: era il rientro del razzo Zenit-2 del lancio del satellite Cosmos 2290, spezzatosi in strisce fiammeggianti in volo silenzioso sopra milioni di africani.
Investigatore: Tenetevi quel razzo a mente, ci torneremo. Torniamo al sedici settembre, ore dieci. I bambini sono attirati in un'area oltre il loro campo da gioco. Poi corrono verso il chiosco, in uno stato che la gestrice descriverà come un misto di paura e curiosità. Quando rientrano in classe raccontano agli insegnanti ciò che hanno visto: e gli insegnanti inizialmente non li credono. Ma i racconti convergono. Uno o più oggetti color argento, a forma di disco, scesi dal cielo in silenzio, planati oltre il recinto in una zona di cespugli e alberelli. E poi gli esseri: tra uno e quattro, alti circa un metro, vestiti di tuta nera lucida, con grandi occhi allungati, position più bassi sulle guance, la bocca ridotta a una fessura, orecchie quasi indistinguibili. Alcuni bambini fuggono. Altri, soprattutto i più grandi, restano a guardare. E alcuni dei bambini neri chiamano quelle figure zvikwambo, o tokoloshe, i folletti malvigi del folklore shona e ndebele, e scoppiano in pianto per paura di essere mangiati. Ecco il primo punto che mi colpisce da investigatore: non tutti i bambini presenti a scuola quel giorno riferiscono di aver visto qualcosa. Ma quelli che sì, raccontano la stessa storia, con dettagli identici a cultura diversa. E la reazione arriva velocissima. Lo stesso pomeriggio, i genitori cominciano a telefonare alla scuola per chiedere perché i figli sono spaventati. Il giorno dopo, molte famiglie si presentano di persona per parlarne con il personale. Il direttore, Colin Mackie, sembra abbia chiesto di calmare i bambini e di non discuterne fuori dalla scuola. Troppo tardi: la storia arriva in radio su ZBC. Ed è proprio la radio a far scattare la prima campanella della mia indagine.
Narratore: Chi raccoglie quella campanella è Cynthia Hind, ricercatrice per conto della Mutual UFO Network, la rete dei ricercatori UFO, per l'intero continente africano. Ex direttrice di un'azienda manifatturiera per oltre vent'anni, membro della South African Women's Air Force, trasferitasi in Rhodesia negli anni settanta, editrice della newsletter UFO Afrinews. Hind aveva già raccolto decine di segnalazioni dell'ondata di quel settembre. Il nineteen settembre, due giorni dopo l'episodio, arriva a scuola Tim Leach, corrispondente della BBC nello Zimbabwe, per girare interviste con bambini e personale. Dopo aver indagato, Leach dichiara una frase rimasta celebre: potevo gestire le zone di guerra, ma non riuscivo a gestire questo. Il ventesimo settembre tocca a Hind: intervista i bambini, chiede loro di disegnare ciò che hanno visto, raccoglie i disegni e compila le testimonianze, notando la loro apparente sincerità. Il suo articolo si intitola: ondata UFO in Zimbabwe, caso numero novantacinque.
Investigatore: Un momento. Guardiamo con attenzione queste due figure, perché contano. Hind è una convinta: crede che i bambini abbiano visto alieni. E la sua metodologia, guardando oggi i suoi video, fa tamburo: interviste di gruppo, interruzioni continue, domande che suggeriscono, come quella famosa sulla tuta da sub, il diving suit. E poi, dettaglio notevole: quando la stampa britannica identifica la bolla di fuoco del quattordici settembre come rientro di un corpo razzo russo, Hind conclusiona che c'era un razzo russo e anche un'astronave aliena che lo sorvegliava. E raccomanda persino di contattare un suo conoscente: John Mack, conosciuto l'anno prima a una conferenza UFO. Il primo investigatore del caso, insomma, non è un filtro neutrale: è una missionaria della causa, come lei stessa si definiva per diffondere la parola sugli UFO.
Narratore: E qui entra in scena il secondo investigatore. John Edward Mack, professore di psichiatria alla Harvard Medical School, vincitore del premio Pulitzer nel 1977 per lo studio su Lawrence d'Arabia. Autore del libro più venduto Abduction: Human Encounters with Aliens. Il 1994 per lui è un anno duro: in primavera un decano di Harvard gli consegna una lettera che chiede una commissione per esaminare il suo lavoro, e un collega della Johns Hopkins lo definisce un uomo brillante che ogni tanto perde il lume dei sensi. Mack era in Africa per cercare casi di abduction fuori dagli Stati Uniti; quando arriva la notizia di Ariel, sposta i piani di viaggio. Appare a due programmi radiofonici e a una trasmissione televisiva prima di coprire i trentacinque chilometri da Harare a Ruwa. A novembre, e poi per due giorni all'inizio di dicembre, intervista una dozzina di bambini, incoraggiandoli a raccontare e disegnare. E ne trova la sincerità impressionante, dando al caso peso negli ambienti ufologici.
Investigatore: Ecco, però, l'ingranaggio che non mi torna. Ciò che interessa a Mack è che gli alieni abbiano comunicato un messaggio ecologico urgente. E guarda un po': alcuni bambini glielo danno. Un bambino racconta di essere stato messo in guardia su qualcosa che sta per accadere, e che l'inquinamento non deve esserci. Una ragazza di undici anni dice che loro vogliono far sapere che stiamo facendo del male a questo mondo e che non dobbiamo diventare troppo tecnologici. Ma investigatore che sono, confronto i verbali: quel messaggio telepatico non compare nelle relazioni né di Hind né di Leach. Solo in quelle di Mack. E nelle didascalie dei documentari si legge: sessantadue bambini hanno riferito di aver visto astronavi e alieni. Perché proprio lui, in quel momento, in quel posto? Perché il ricercatore che cerca messaggi ecologici trova, dopo due mesi e mezzo, messaggi ecologici?
Narratore: Il contrappunto critico arriva decenni dopo, con l'analisi dello Skeptical Inquirer. I numeri vanno detti chiaramente. Mack non intervistò sessantadue bambini: ne intervistò dodici. Solo sette clip di quelle interviste sono state rese pubbliche, come brevi spezzoni montati. E solo tre bambini dissero qualcosa su un messaggio ricevuto dagli alieni: nessun bambino lo riportò prima dell'arrivo di Mack. I circa centottanta bambini che quel giorno non videro nulla, restano fuori dal racconto. E c'è di più. Negli anni ottanta Mack aveva già sondato il sentimento dei bambini verso la guerra nucleare, di cui era ostile: e quei bambini riportavano sogni apocalittici sorprendentemente simili al presunto messaggio telepatico di Ariel. Mack, l'anno prima, aveva persino scritto che la visione materialista porterà l'umanità all'estinzione autoindotta. E il suo metodo di certo, non era affidabile come allora si credeva: nella stessa settimana di pubblicazione di Abduction, fu ridicolizzato dal Time e dal Boston Globe per non aver capito che la giornalista Donna Bassett gli aveva inventato di sanausta una storia di abduction con il presidente Kennedy e Krusciov a bordo di un UFO. E i suoi tredici soggetti ricordavano le esperienze con l'aiuto dell'ipnosi, che lui preferiva chiamare sessioni di rilassamento.
Investigatore: Mettiamo ora tutte le spiegazioni alternative sul tavolo, una per una. Primo: isteria di massa. Lo studio sulle epidemie di isteria nelle scuole africane descrive un fenomeno sociale che colpisce persone sane e si diffonde più spesso tra adolescenti e preadolescenti, più fra le ragazze che fra i ragazzi, attraverso segnali visivi e sonori, spesso aggravati da un'attenzione mediatica prominente. Il contagio psicologico in un gruppo di bambini, dopo una settimana di notizie di UFO in tutto il Paese, è uno scenario serio. Secondo: proprio l'influenza dell'ondata mediatica del razzo Zenit-2, avvenuto due giorni prima. Terzo: la presunta confessione di un ex allievo, creduto chiamarsi Dallyn, che avrebbe sostenuto di aver inventato tutto per saltare la lezione. Sostiene: nessuna astronave, era una roccia scintillante. Ma quella confessione resta non verificata. Quarto: l'identificazione errata di un aereo o di un pallone sonda. E infine, il silenzio più eloquente di tutti: non esiste alcuna indagine ufficiale dello governo dello Zimbabwe, nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna indagine documentata.
Narratore: E il quadro documentale, dopo trent'anni? Cosa resta concretamente sul tavolo. Restano i disegni dei bambini, conservati. Restano i video delle interviste di Hind e di Mack, di cui alcune brevi clip si trovano ancora oggi in rete. Restano i resoconti scritti di Hind su UFO Afrinews e le trasmissioni di Leach per la BBC. Il materiale d'archivio è stato donato nel duemilaventitre agli Archives of the Impossible della Rice University, ma non è ancora disponibile per i ricercatori. Non restano, invece, prove fisiche: nessun radar, nessun documento governativo, nessun oggetto. E sulla natura del caso, un giudizio che vale la pena ricordare: quello dello scrittore forteano Jerome Clark, che definisce l'episodio l'incontro ravvicinato del terzo tipo più notevole degli anni novanta. Un giudizio che dice la fama del caso, non la sua natura.
Investigatore: Chiudiamo come sempre con il bilancio in tre colonne. Colonna uno, documentato: l'avvistamento di massa del sedici settembre 1994, i disegni, le interviste filmate, l'apparente sincerità dei bambini, e allo stesso tempo l'assenza totale di prove fisiche, di radar, di indagini ufficiali. Colonna due, plausibile: il contagio psicologico e culturale, amplificato da un'ondata mediatica e da una settimana di notizie su UFO in tutto il Zimbabwe; l'influenza delle interviste condotte con metodo debole; la selezione dei dati che ha fatto crescere la leggenda attorno al caso. Colonna tre, irrisolto: cosa videro davvero quei sessantadue bambini quel mattino nel cespugliato di Ruwa. E qui aggiungo un dato che, per me, è il più inquietante di tutti: alcuni di coloro che riferirono l'incontro, trent'anni dopo, mantengono che i loro racconti erano veritieri. Si può discutere su cosa abbiano visto. Non è mai stato dimostrato che abbiano mentito. E questa, ascoltatori, è l'ombra che Zone d'Ombra lascia accesa. Ci vediamo alla prossima puntata.