Zone d'Ombra — Il caso Manises 1979: l'aereo che fu seguito, il caccia che lo inseguì

Zone d’Ombra20 settembre 202610 min

Episodio investigativo sull'incidente di Manises dell'11 novembre 1979: il volo TAE JK-297, un Super Caravelle con 109 passeggeri, viene seguito per quasi quaranta minuti da luci non identificate; viene dichiarata l'emergenza e l'aereo atterra a Manises. Alle 00:40 decolla il Mirage F1 del capitano Cámara, primo intercettore spagnolo lanciato contro un oggetto non identificato: bersaglio solido al radar, Mach 1,4, poi guasti agli strumenti e rientro forzato. Il dossier ministeriale, oltre cento pagine, viene declassificato nel 1994; il rapporto del 1980 parla di riflessi da un complesso chimico e di astri brillanti, ma i verbali firmati contestano. Bilancio finale: spiegato, plausibile, irrisolto.

Voci, personaggi e contenuti creativi generati con strumenti di intelligenza artificiale e approvati prima della pubblicazione.

Fonti

Trascrizione

Investigatore: Voce sintetica: questa puntata di Zone d'Ombra è realizzata con voci generate artificialmente. Undici novembre 1979. Notte limpida sul Mediterraneo. Immaginate di trovarvi in cockpit con me: un Super Caravelle della TAE, volo JK-297, cento nove passeggeri a bordo, rotta Maiorca–Las Palmas con scalo previsto a Madrid. Quota di crociera ventitremila piedi, cielo sereno, nessuna turbolenza. Una routine perfetta. E invece no. Poco dopo le 23:05 il controllore di Barcellona chiama: c'è un traffico sconosciuto a ore dodici, a circa dieci miglia. Sul radar civile un eco forte, ben definito. Ma senza alcun piano di volo corrispondente. Il comandante alza gli occhi dal pannello e vede due luci intense, una rossa e una verde, che si avvicinano rapidamente. Da qui comincia il mio viaggio nei documenti di uno dei casi più solidi dell'aviazione europea.

Narratore: Mettiamo ordine. Il comandante si chiama Javier Sáenz de Tejada; accanto a lui il copilota Ramón Zuazu. Sono gli unici due piloti di linea coinvolti, e i loro verbali esistono, firmati. Un chiarimento di lessico, perché conta: il termine UFO fu coniato nel 1952 dall'Aeronautica statunitense per indicare oggetti volanti avvistati e non riconosciuti nonostante le verifiche degli esperti. Oggi molti ricercatori preferiscono l'acronimo UAP, fenomeni anomali non identificati, proprio per evitare l'associazione automatica con gli extraterrestri che la cultura popolare ha costruito attorno alla parola. E la definizione tecnica, va detto, è aseptica: un oggetto che compare su un radar di torre di controllo prima di comunicare il proprio identificativo è, per definizione, un oggetto non identificato. Nessuna ipotesi, nessuna teoria. Solo una casella vuota che attende una risposta.

Investigatore: E io quella casella vuota la prendo sul serio. Mettiamoci nei panni dell'equipaggio: ventitremila piedi, crociera stabile, e in testa alla lista delle priorità compare un contatto che nessuno ha mai autorizzato. Io comincio a segnarmi gli orari sul quaderno, perché nel mio metodo ogni minuto conta: 23:05, la chiamata del controllore. E da qui in poi, ogni voce che sentirete nei verbali avrà una firma. Il comandante, nel primo momento, pensa a due aerei in formazione. Ma non c'è risposta ai segnali radio, né transponder attivo. E le luci, invece di mantenere una rotta parallela, virano con una precisione quasi chirurgica e si posizionano dietro il Caravelle. Lì restano. Distancia costante. Quasi quaranta minuti. Ecco il dettaglio che mi inquieta da ricercatore, e lo dico con calma: quaranta minuti, misurati su radar, di un oggetto che mantiene la posizione dietro un aereo di linea. Poi, alle 23:47, le luci diventano tre. Una si stacca dalla formazione e punta dritta verso l'abitacolo. Nei verbali, Sáenz de Tejada la descrive come un oggetto luminoso a forma di cono tronco, con luci multicolori che cambiano rapidamente di intensità e tonalità. A quel punto il comandante dichiara l'emergenza e chiede l'atterraggio immediato all'aeroporto di Manises, vicino a Valencia.

Narratore: Alle 00:05 del dodici novembre il Super Caravelle tocca terra a Manises. E qui la documentazione diventa preziosa: dal terreno, il personale di terra continua a vedere le stesse luci sospese nella notte. Il Ministero della Difesa spagnolo apre un fascicolo sotto la denominazione Incidente Manises. Dentro: i verbali dettagliati del comandante e del copilota, le trascrizioni complete delle comunicazioni radio, i registri radar civili e militari, la testimonianza firmata di un pilota militare di cui parleremo tra poco, i rapporti medici sui passeggeri — che riportano solo casi di ansia e nausea, nessun ferito fisico — e un'analisi meteorologica approfondita per escludere fenomeni naturali. Nel 1994 l'intero dossier, oltre cento pagine, viene declassificato e reso pubblico nella Biblioteca Virtual de Defensa. Un caso europeo, con verbali e radar, disponibile a chiunque voglia leggerlo.

Investigatore: Ora il punto più incalzante della cronologia. Alle 00:40 decolla dalla base di Los Llanos, ad Albacete, un Dassault Mirage F1. Ai comandi il capitano Fernando Cámara. E questo non è un dettaglio minore: nella storia recente della Spagna è la prima volta che un caccia supersonico viene lanciato contro un fenomeno non identificato. In pochi minuti Cámara raggiunge Mach 0,9, e il sistema di bordo aggancia un bersaglio solido: circa venticinque miglia di distanza, diecimila piedi di quota. Sulle frequenze radio il pilota trasmette: è solido. Spinge fino a Mach 1,4. Ma l'oggetto, quando accelerano, accelerano anche lui, mantenendo la distanza. Nessun suono, nessuna scia di condensazione. Al contatto visivo Cámara descrive un cono tronco luminoso, colore arancione-rosso variabile, con una base che sembra pulsare. Poi, all'improvviso, il contatto radar svanisce.

Narratore: Seguiamo i registri. Il controllore di terra di Manises segnala un nuovo eco vicino a Sagunto, una trentina di chilometri più a nord. Cámara vira immediatamente. Il radar aggancia di nuovo un bersaglio, e questa volta il pilota vede due oggetti distinti, uno più piccolo dell'altro. E qui il documento registra qualcosa che nessuna spiegazione ha mai risolto in modo convincente: mentre il pilota tenta l'avvicinamento, le luci diventano accecanti, cambiando colore in rapida sequenza, blu, verde, arancione, e il Mirage comincia a manifestare problemi inspiegabili agli strumenti di bordo. La quota cala senza motivo apparente. Il capitano è costretto a interrompere l'inseguimento e a rientrare alla base. È il primo lancio di un intercettore spagnolo contro un oggetto non identificato, ed è tutto trascritto nel dossier.

Investigatore: E a terra, intanto, la notte continua. La torre di Manises e il personale aeroportuale osservano le luci per oltre un'ora. Un meccanico riesce a scattare alcune fotografie, scattano bene poco, sono scure e sgranate, ma entrano a far parte del dossier ufficiale. La polizia locale e i vigili del fuoco ricevono decine di chiamate da residenti di Valencia e Alicante: tutti descrivono oggetti luminosi che si muovono a zig-zag nel cielo, cambiando direzione con rapidità notevole. Io qui mi fermo volutamente. Fino a questo punto ci sono documenti firmati, trascrizioni, registri radar, fotografie archiviate. Da qui in poi comincia la zona delle interpretazioni, e in questa puntata le teniamo rigorosamente separate.

Narratore: Serve una precisazione, prima di varcare quella soglia. Le fotografie del meccanico, scure e sgranate, sono testimonianze materiali, non prove interpretative: documentano che qualcosa fu fotografato, non cosa fosse. E le decine di chiamate, per quanto convergenti, restano percezioni umane. Il dossier raccoglie tutto questo con la stessa neutralità amministrativa, e proprio questa separazione tra descrizione e spiegazione è ciò che rende il fascicolo unico nel suo genere. Il rapporto finale dell'Aeronautica, datato 1980 ma tenuto segreto fino al 1994, propone una spiegazione convenzionale: le luci sarebbero stati riflessi provenienti da un complesso chimico distante circa centocinquanta chilometri, combinati con stelle o pianeti particolarmente brillanti. Va detto con onestà: le spiegazioni convenzionali esistono e vanno valutate per quello che dicono, senza accettarle né liquidarle a priori. Sul versante opposto, le fonti ufologiche concordano sui fatti principali, ma il ricercatore spagnolo Vicente-Juan Ballester Olmos, specialista di casi nazionali, ha dedicato al fascicolo Manises un'analisi specifica. E i dati di contesto degli studi ufficiali recenti ricordano che la grande maggioranza degli avvistamenti, quando viene analizzata, finisce in categorie convenzionali: disordine aereo, fenomeni atmosferici, tecnologia industriale. È il quadro in cui va letta anche la spiegazione del 1980.

Investigatore: Allora, dove regge la versione ufficiale e dove fatica? Nei verbali declassificati c'è una frase che non si può ignorare. Sáenz de Tejada scrive, firmata: ho volato per quindici anni e so distinguere un aereo da un riflesso. Quello che ci ha seguito non era né un velivolo né un fenomeno atmosferico. È la voce di un comandante civile che contesta la spiegazione del suo stesso ministero. E Cámara, intervistato anni dopo, va oltre: dice di aver visto qualcosa che rispondeva alle manovre del caccia, come se osservasse. Ora, io confronto le due posizioni e misuro le distanze: un riflesso da centocinquanta chilometri, contro quaranta minuti di inseguimento percepito, un contatto radar definito solido, due oggetti distinti, strumenti in avaria. Una spiegazione atmosferica o ottica resta possibile, ma nel dossier non è mai stata provata documentalmente.

Narratore: Prima della chiusura, il quadro d'insieme della verifica incrociata. I radar civili di Barcellona e Valencia, secondo i documenti, tracciarono l'eco per quarantasette minuti continui, senza che l'oggetto rispondesse a nessun segnale di riconoscimento né transponder. È un dato che appartiene ai registri, non alle ipotesi. Le fonti sul caso concordano sui fatti principali, e il dossier declassificato consente a chiunque di confrontare verbali, trascrizioni e spiegazioni ufficiali. La ricerca seria, su questo come su altri casi, procede esattamente così: distinguere ciò che è documentato, ciò che è plausibile e ciò che non ha risposta. È il criterio con cui questo episodio è stato costruito, e con cui vi lasciamo valutare il materiale.

Investigatore: Quindi facciamo il bilancio, come sempre facciamo. Cosa è spiegato: esistono due categorie ufficiali di spiegazione nel rapporto del 1980, i riflessi del complesso chimico e gli astri brillanti, e esistono testimonianze firmate che le contestano. Cosa è plausibile: una spiegazione atmosferica o ottica, che può reggere in astratto ma non è mai stata dimostrata con documenti. Cosa resta irrisolto: quarantasette minuti di eco radar continuo senza transponder, un caccia lanciato contro un bersaglio dichiarato solido, un oggetto mai identificato. Il dossier è declassificato dal 1994 e leggibile. Il mio invito è sempre lo stesso: prendete le cento pagine originali, confrontatele con il rapporto finale, e decidete da soli. Io, come ogni puntata, resto qui. Nel dubbio, e senza dogmi.